La Manovra 2026 introduce, attraverso i commi 783 e 784, significative evoluzioni normative volte a consolidare il Piano Casa Italia, lo strumento strategico nazionale per il contrasto al disagio abitativo.
L’obiettivo principale di queste disposizioni è duplice: da un lato, rafforzare il coordinamento istituzionale e finanziario; dall’altro, definire con precisione i destinatari e le modalità di intervento, puntando su modelli abitativi innovativi e sostenibili.
Una delle prime novità riguarda la governance: l’adozione del D.P.C.M. istitutivo del Piano richiederà ora il concerto del Ministro dell’economia e delle finanze, integrando la procedura che già prevedeva la proposta del MIT e l’intesa in Conferenza unificata.
Sotto il profilo delle risorse, la manovra punta sulla complementarietà strategica. Viene introdotto l’obbligo di integrare le iniziative del Piano Casa con i fondi strutturali europei della programmazione 2021-2027, sfruttando in particolare i nuovi obiettivi UE per l’accesso ad alloggi sostenibili a prezzi accessibili.
Il comma 783 specifica i segmenti di popolazione prioritari e le tipologie di intervento:
- realizzazione e recupero di alloggi per giovani, giovani coppie e genitori separati, utilizzando anche lo strumento del rent-to-buy (contratti di godimento finalizzati all’alienazione);
- interventi di edilizia sociale specifici per la terza età, basati su locazioni a canone agevolato, permute immobiliari e progetti di co-housing, in linea con le recenti politiche per l’invecchiamento attivo.
Il comma 784 opera una semplificazione normativa cruciale: le linee guida per la sperimentazione di modelli innovativi di edilizia pubblica non saranno più un provvedimento isolato, ma verranno incorporate direttamente nel D.P.C.M. del Piano Casa Italia.
Viene inoltre riformulata la gestione finanziaria. I 100 milioni di euro precedentemente destinati al “Fondo per il contrasto al disagio abitativo” confluiscono ora direttamente nelle finalità del Piano Casa Italia.
La riforma trasforma il Piano Casa in uno strumento di programmazione multidimensionale. Non si limita alla costruzione di nuovi edifici, ma promuove il recupero del patrimonio esistente, il partenariato pubblico-privato e la riconversione di immobili pubblici, il tutto sotto un’unica regia tecnica e politica che mira a razionalizzare l’offerta abitativa nazionale e ridurre il consumo di suolo.
